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Il comune di Biandrate appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Storia

Nascita e sviluppo

Le origini di Biandrate sono molto antiche anche se storicamente non vi sono delle date certe. Plutarco parla di una località denominata FLANDERATE (toponimo derivato dalla tribù dei Fiandri) quale scenario della celebre battaglia in cui l'esercito romano, comandato da Mario, sconfisse Climbi e Teutoni. Luogo della battaglia furono i Campi Raudi e ancora oggi sussiste nel territorio del Comune di Biandrate un prà raudo, nei pressi di quella che fu l'antica chiesa di San Michele de Pullis.
Secondo alcuni studiosi, i Romani, dopo la vittoria, accordarono ai Fiandri superstiti di fissare in questo territorio la loro dimora, fondando il villaggio che da loro assunse il nome di Flanderate, trasformato poi in Blanderate.
Non esistono, tuttavia documentazioni o testimonianze accertate che i Fiandri facessero parte dell'esercito barbaro sconfitto ai Campi Raudi.

Un'altra suggestiva ipotesi prende spunto da Plinio il Giovane che parla di un BARDERATE tra le molte cittadine fondate dal popolo dei liguri; tuttavia, tutte le località citate da Plinio sono dislocate al di là del fiume Po (anche se i possedimenti dei liguri si estendevano sui territori della riva sinistra del fiume) e tra queste non vi sono citate nè Novara nè Vercelli, lasciando molti dubbi sulla credibilità di questo riferimento storico.
In ogni caso, non vi sono dubbi che Biandrate esistesse già ai tempi dei Romani, come documentano i ritrovamenti in loco di urne e lucerne di terracotta, monete di bronzo e vetri lavorati e come sarebbe comprovato da frammenti di iscrizioni su granito che suggeriscono l'ipotesi che Biandrate fosse un "municipium" in epoca romana e che vi si professasse la religione pagana in un tempio dedicato a Diana (dea della caccia e delle foreste). Dopo questi primi cenni di storia antica, di Biandrate non si hanno più notizie; ciò è sicuramente dovuto alle invasioni barbariche che si susseguirono nei secoli transitando per la strada delle Gallie su cui era situato il paese.

Fu con le invasioni barbariche e, in particolare, con l'avvento dell'Imperatore Federico Barbarossa che Biandrate tornò ad avere un ruolo storico di primaria importanza giungendo ad avere uno straordinario potere con i suoi Conti (per la vastità e prestigio del suo territorio) nei secoli XI e XII.
Capostipite della famiglia di Biandrate (che erano di origine sassone) fu Dadone, vissuto prima dell'anno 1000 che ebbe feudi e privilegi dai Franchi ed iniziò il cammino di un grande dominio. Il suo successore, Viberto, ampliò i possedimenti di famiglia nel Vercellese e nell'Ossola. Nel 1025 ottenne l'investitura di Ivrea con tutti i territori annessi. A Guido II di Biandrate l'imperatore di germania, Corrado il Salico, confermò tutti i possedimenti con altri territori della Valsesia e dell'Ossola.
Guido II fu seguito da Alberto I che un documento del 1093 indica con il titolo di Conte di Biandrate, mentre il paese è citato come libero comune amministrato da 12 consoli. Alberto fu un grande guerriero e partecipò alla prima crociata in Terra Santa; al suo ritorno fu nominato Console di Milano.


Il Massimo Splendore
Biandrate raggiunse il massimo splendore con il figlio di Alberto, Guido Guidone, che seppe ampliare più di ogni altro i domini e la potenza del proprio casato.
Ebbe vincoli di parentela con le dinastie reali, partecipò alla seconda crociata con il Re di Francia e l'imperatore Corrado III e, nel 1152, fu testimone dell'incoronazione di Federico Barbarossa che ospitò due anni più tardi, con tutta la sua corte, nel castello comitale.
Nel 1156 il Barbarossa lo nominò capitano di tutte le milizie imperiali del contado e del vescovado di Novara con l'imperativo che nessuno potesse fare giustizia o guerre senza di lui. A Guido Guidone furono confermati tutti i possedimenti acquisiti con vaste integrazioni nell'Astigiano, nel Chierese e in Val di Canale. Secondo la testimonianza di Ottone di Frisinga, Guido arrivò a possedere 37 castelli e di tutto il territorio novarese, solo la città di Novara non gli apparteneva.
Combattè contro i Pavesi annettendo i castelli di Gambolò e Vigevano e assediando la città di Pavia.


Le Lunghe Battaglie

Nel 1158, in occasione del tragico assedio di Milano da parte del Barbarossa, non esitò ad usare la sua autorevolezza per impetrare la clemenza dell'imperatore verso una città ormai allo stremo. Questa sua sensibilità nei confronti del capoluogo lombardo non bastò a salvare Biandrate dalla distruzione, dieci anni più tardi, allorchè i Comuni della lega lombarda sconfissero l'imperatore Federico Barbarossa (che fu tratto in salvo ed ospitato da Guido guidone nel suo castello di Monteacuto d'Asti) e assediarono e rasero al suolo la sua città.
Fu redatto uno statuto funesto "De tenendo destructo Blanderate" con cui si stabilì che i Consoli di Novara dovessero vigilare che a Biandrate non fosse riedificata e per consentire alle città di Novara e di Vercelli di estendere i propri domini sui possedimenti dei Conti.

La popolazione sopravvissuta alla distruzione tentò timidamente di riunirsi e di edificare nuove abitazioni intorno alle chiese superstiti, mentre i Conti tentarono do ottenere la protezione di Vercelli offrendo in contropartita la Valsesia.
I Consoli novaresi insorsero contro Vercelli, Biandrate fu nuovamente distrutta e lo statuto di mantenerla in rovina venne rinnovato. Era il 1232. Ventisette anni più tardi, le città di Vercelli e Novara effettuarono una divisione territoriale della Signoria dei Conti e Biandrate fu inserito nel lotto dei vercellesi, auspice il podestà di Milano che aveva negoziato la pace.

Tuttavia i continui dissidi tra Novara e Vercelli fecero si che Biandrate venisse trascurata e potesse procedere lentamente ad una riedificazione. Le vicende successive sono le vicende di un borgo qualsiasi; si passa dai saccheggi del marchese del Monferrato (1360) alle dominazioni dei capitani di ventura (il più famoso fu Facino Cane) sotto l'egidia dei Visconti di Milano e, più tardi, degli Sforza.
Si avvicendarono poi Mercurino da Gattinara, i Tornielli di Novara e i Conti De Silva che mantennero il dominio fino alla rivoluzione francese.
Con il Duca di Savoia, Biandrate entrò a far parte della Repubblica Cisalpina fino al 1814; con la caduta di Napoleone Buonaparte, infine, tornò a far parte del novarese. Ma la storia ha saputo assegnare a Biandrate un ruolo da protagonista.